Le Grand Paris de Sarkò, nouveaux quartiers et tram plus vite.

Massimo Nava © Corriere della Sera, 2009

PARIGI – Voglio fare come Cesare Augusto a Roma», disse Napoleone III, confidando al barone Haussmann il compito di rifare la capitale dell’impero. Un secolo e mezzo dopo, anche il presidente Nicolas Sarkozy fissa l’ambizione di ridisegnare Parigi. Con altri obiettivi e metodi meno dirigistici. Dieci architetti di fama mondiale, sei francesi, quattro stranieri (fra i quali l’italiano Bernardo Secchi), sono stati chiamati a elaborare la metropoli del futuro, la Grande Parigi, territorio molto più esteso della Ville Lumière cara ai turisti (che conta meno di due milioni di abitanti), un’area di oltre dieci milioni, il 30 per cento della ricchezza nazionale, la regione economicamente più forte d’Europa.

Nuovi quartieri, centri di sviluppo, vocazioni scientifiche e culturali, nuova mobilità, risanamento delle periferie, risanamento ambientale: ecco le linee del progetto complessivo, all’orizzonte del 2012/2020, sulle quali le équipes hanno avuto praticamente carta bianca, dando fondo alla fantasia. La presentazione dei lavori, giovedì a Parigi, offre soluzioni talmente avveniristiche che ci si chiede quante delle proposte vedranno effettivamente la luce, anche in considerazione delle risorse disponibili. C’è la versione parigina del quartiere Harlem-Central Park a New York che l’architetto Roland Castro pensa di trasferire in una delle banlieue più tristi e violente, la Courneuve, sulla strada dell’aeroporto. C’è un’ideale città ecologica, la valle della Senna, con un asse di sviluppo che va da Parigi a Le Havre, suggerita da Antoine Grumbach nella convinzione che le grandi città, nell’era della mondializzazione, debbano avere una vocazione portuale.

Il progetto italiano di Bernardo Secchi punta sull’ecologia e su un sistema di trasporti ad alta velocità che modifichi radicalmente la mobilità dell’area metropolitana. È una visione che si ritrova anche in altri progetti (c’è ad esempio l’idea di un treno sopraelevato sull’anello della tangenziale o l’idea di costruire una ventina di cittadine ecologiche), essendo i problemi di trasporto e di vivibilità delle periferie quelli che affliggono parigini e francesi della regione. Ottantamila residenti all’anno e un quarto di coloro che raggiungono la pensione scelgono di trasferirsi fuori dall’Ile de-France, andando a popolare regioni più vivibili come la Bretagna. Molto discussa la proposta di Jean Nouvel, autore di alcuni dei progetti più innovativi degli ultimi anni (la Fondation Cartier, il museo del quai Branly, il museo del mondo arabo) che vede la città in altezza: avveniristiche torri, padiglioni e grattacieli, con giardini e serre realizzati agli ultimi piani. Alcuni progetti singoli (la tour Horizons, 90 metri a Boulogne, la nuova filarmonica a la Villette) sono in fase di approvazione.

Il piano della Parigi futuribile sarà sottoposto al confronto con i cittadini e le realtà locali. Sul progetto, s’inseriscono due «architetture» istituzionali, il cui cammino è più accidentato di quello degli urbanistici. Il presidente Sarkozy ha affidato all’ex premier Eduard Balladur il compito di ridisegnare i dipartimenti francesi (l’equivalente delle nostre province) con la tentazione di accorparli o abolirne una parte. In questo quadro, matura la «Grande Parigi» istituzionale, che dovrebbe riunire i dipartimenti della Haute-de-Senne. Una comunità urbana che trova un’opposizione di metodo in molti sindaci della sinistra e nel sindaco di Parigi, il socialista Bertrand Delanoe, il quale ritiene che una sommatoria di comuni con un governo centralizzato non risolverebbe i problemi di governabilità e allontanerebbe i cittadini dalle istanze locali.

La seconda «architettura», con obbiettivi più economici, è affidata a Christian Blanc, ex presidente di Air France. Nominato segretario di Stato allo sviluppo della regione-capitale, Blanc lavora alla creazione di poli di ricerca e industriali, quali la «silicon valley» nell’Essone e alla riorganizzazione di assi di trasporto, con l’obbiettivo di nuove linee di metropolitana al costo impossibile di 80 milioni di euro a chilometro. Intanto, si fanno i conti con la situazione sociale della capitale che, nonostante invasione di turisti e potere economico, vede il suo fascino intaccato da gravi problemi di vivibilità.

Parigi «intra muros» moltiplica aree pedonali, piste ciclabili, parchi e musei. Nella cintura esterna, i francesi si misurano con inquinamento atmosferico, colossali ingorghi nelle periferie, sovraffollamento delle linee di trasporto pubblico, espulsione dei ceti più deboli dai quartieri centrali e cronico disagio della banlieue. «Non conosco città al mondo il cui corpo sia così disconnesso dalle sue membra», ha detto Richard Roges, l’architetto di Brasilia, fra gli urbanisti chiamati a sognare la Grande Parigi. In fondo, la volle così Napoleone III e da allora, nella capitale, vivono pochi abitanti e moltissimi pendolari.

 

 

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